Descrizione
L’idea di carattere in un frammento di teoria dell’architettura
Prefazione di Gianni Contessi
Nonostante le perplessità che la teoria dell’architettura sovente genera come disciplina accademica, questo libro propende per il suo pieno riconoscimento. Tuttavia, introduce una condizione destinata a suscitare possibili obiezioni: la teoria non può esaurirsi in una pratica discorsiva riservata a critici, storici e filosofi, ma deve includere la riflessione sul progetto e chiamare in causa l’architetto che ha il compito di elaborarlo. L’idea di carattere – intimamente legata a quella di concezione progettuale – ha la facoltà di ricongiungere gli aspetti intellettuali e quelli operativi della teoria. Vale dunque la pena riesaminarla, rileggendone la storia per valutarne un possibile ruolo nella contemporaneità.
Dopo una ricognizione di natura etimologica nel mondo antico, greco e romano, l’analisi si concentra sul contesto geografico e storico nel quale la nozione in oggetto compare all’interno della teoria dell’architettura con il nome di caractère: il Settecento francese. Alle tre generazioni di architetti che si succedono tra gli anni immediatamente precedenti alla metà del XVIII secolo e il primo lustro di quello successivo, corrispondono altrettante stagioni teoriche, durante le quali l’idea di carattere in architettura viene impiegata in più contesti e con finalità differenti: all’inizio, negli edifici residenziali, per rafforzare la gerarchia sociale attraverso quella estetica; più tardi, nelle costruzioni pubbliche, per esprimere il significato delle istituzioni; infine, nei progetti e negli allestimenti della Rivoluzione, per raccogliere il consenso popolare.
Il frammento di teoria tratteggiato in queste pagine riconduce alle tematiche del carattere sia la centralità dell’ideazione, basata su un rinnovato rapporto fra teoria e progetto, sia le riflessioni sulla storia dell’architettura, considerata senza nostalgie e senza inibizioni. Il fine ultimo è quello di comprendere a quali condizioni è possibile reintrodurre nel dibattito il problema del significato istituzionale degli edifici pubblici e fino a che punto esso sia in grado di esprimere una forma condivisa di convivenza civile attraverso un linguaggio architettonico dotato di una soglia minima di intelligibilità. (Nicola Delledonne)
Nicola Delledonne è architetto, dottore di ricerca e docente. Ha insegnato presso: le facoltà di architettura di Genova, Cesena e Parma; il Charles E. Daniel Center for Building Research and Urban Studies, sede genovese della Clemson University School of Architecture (South Carolina, USA); la King Fahd University of Petroleum and Minerals (Dhahran, Arabia Saudita). I suoi articoli e i suoi progetti sono stati pubblicati ed esposti in riviste e mostre internazionali.


